ama factory

ANNA CAPPELLI

A parlarci non è un’eroina: la sua storia è una storia come tante. Anna è una donna che prova, attraverso rinunce e compromessi, ad essere felice lottando contro tutti e contro tutto finendo per scendere a patti anche con se stessa

di Annibale Ruccello

con Annamaria Troisi

regia Annamaria Troisi

suono Giacomo Troianello

oggetti di scena Andrea Mangione

abito Fabiana Tomasi 

produzione A.M.A. Factory

a proposito dello spettacolo

A poco più di trent’anni dalla tragica e prematura scomparsa del noto drammaturgo campano Annibale Ruccello, Anna Cappelli continua ad essere un personaggio estremamente attuale e con il quale da subito è facile entrare in empatia.

A parlarci non è un’eroina: la sua storia è una storia come tante ed è proprio in questa semplicità che risiede la chiave del successo della pièce teatrale.

Anna è una donna che prova, attraverso rinunce e compromessi, ad essere felice. Dopo aver lasciato la famiglia per cercare fortuna in una città che invece conserva le dinamiche di un piccolo paese con i suoi pregiudizi e superstizioni, la protagonista si lega sempre di più al ragionier Tonino Scarpa del quale finisce per innamorarsi “follemente” e che per lei rappresenta tutto: sicurezza, protezione e stabilità. Ed è a tutto questo che la nostra protagonista non vuole rinunciare e lo fa lottando contro tutti e contro tutto finendo per scendere a patti anche con se stessa.

tournée

8-9 marzo 2023 – Casa Fools – Torino 

23 febbraio 2023 – Spazio PRO – Torino

rassegna stampa

Anna Charlotte Barbera

«[…] Il monologo è diretto da Annamaria Troisi che firma la sua prima regia e interpreta con grande delicatezza un'Anna Cappelli di rara intensità poetica, restituendo un'immagine meno grottesca e più tragica di una donna la cui unica colpa, in fondo, è di aver sognato l'Amore. Quasi un'ora di spettacolo in cui l'attrice non interpreta ma è, aderendo con straordinaria autenticità a ogni singola battuta del testo e valorizzando l'aspetto umano della protagonista. […] Un punto di vista diverso, che decontestualizza la vicenda rispetto alle considerazioni antropologiche che individuano in questo testo il manifesto della decadenza spirituale a fronte dell'affermazione del materialismo e del consumismo sfrenato. […]. Con grande rispetto Annamaria incarna la Cappelli senza giudicarla ma anzi comprendendola, ecco perché conduce il pubblico a tifare per lei, a commuoversi con lei, a ridere con lei e non di lei. Annamaria Cappelli diventa il correlativo oggettivo del disincanto, il nostro cuore di spettatori si infrange insieme al suo ed è in quel momento che nella nostra coscienza si insinua il pensiero che l'omicidio sia non solo legittimo, ma l'unica soluzione possibile per placare il dolore. Ecco che allora abbiamo orrore non di Anna

Cappelli, ma di noi stessi, che d'un tratto siamo tanto comprensivi da renderci complici di quello che è – ci appare ora lampante – un atto d'amore.»

Gaetano Del Gaiso

«Inizio dal cuore o dal cervello? A poco più di trent’anni dalla scomparsa dell’antropologo e drammaturgo napoletano Annibale Ruccello, deceduto tragicamente all’età di soli trentasei anni, la sua più fragile e migliore creatura, Anna Cappelli, torna a parlare e a far parlare di se attraverso il pregevole lavoro di adattamento dell’opera omonima dell’autore campano realizzato da un’ispiratissima e

commovente Annamaria Troisi. […] La performance della Troisi si presenta in un momento della mia vita in cui l’instabilità e l’amorfismo rappresentano i principali pivot attorno a cui flette il mio divenire. L’ho sentita dentro, l’ho sentita mia, l’ho percepita nella sua nuda integralità, e non credo che vorrò sbrigarla in maniera veloce e distratta così come si fa con un caffè bevuto al bar prima di dare inizio a una giornata. [...]»