In distribuzione

Tekken Drama

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Tekken Drama

Di e con: Francesca Becchetti
Regia: Alice Conti (Ortika)

Vincitore Premio Hystrio Scritture in Scena
– con la Segnalazione In Scena! Italian Theater Festival NY
in collaborazione con Kairos Italy Theater di New York,
KIT Italia e NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò.

Vincitore Premio Hystrio Scritture in Scena
– con la Segnalazione In Scena! Italian Theater Festival NY in collaborazione con Kairos Italy Theater di New York, KIT Italia e NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò.

“L’amore è amico degli sbirri. Ti inchioda al muro e ti ammanetta. È un gioco di potere dove stai sopra o stai sotto. E se stai sopra sei una merda e se stai sotto stai male”

Tekken Drama – come farsi amici i mostri è un’indagine intima intorno al tema delle relazioni. La protagonista è Eveline, una ragazza di trent’anni, che ci trascina nei meandri della sua psiche. Ci fa dialogare con i mostri (interiori) che la tormentano. Lo fa partendo da un pretesto banale: la fine di una relazione amorosa. Un lavoro che nasce dall’urgenza di sondare il terreno intorno ai processi di liberazione dalla violenza e dal potere nei legami affettivi.

Note di Regia

Agnese Mercati

Da dove vengo?
Da una vecchia casa in mezzo al bosco, la famiglia che vi abita ha radici profonde come gli alberi che si vedono dalla finestra. Ci sono maledizioni di vecchia generazione, alberi che cadono, dipendenze ereditarie, violenze meccaniche, morti precoci e morti che invece non arrivano mai. Da qui è difficile credere che si possa scappare.
Chi sono? Una scappata di casa.
Dove sto andando? Sto ritornando a casa.

Questo spettacolo nasce dal desiderio di riappropriarsi del proprio passato per arrivare a comprendersi, ad accettarsi, a ri-partorirsi magari.
È necessaria una riconciliazione con tutta una parte di me che ho rifiutato, respinto, rinnegato. Tutto ciò da cui mi sono voluta sradicare continua a essere parte di me: le tracce di chi sono stata da piccola, della famiglia che mi ha cresciuta, del paese che ho respirato e del suo
linguaggio resistono in me anche se l’ambiente in cui vivo ora è cambiato. In che misura ne sono dominata? Più le nego, più le nascondo, più ne sono schiava.

Per uscire dalla prigione bisogna conoscerla. Come facciamo a cambiare? Possiamo costruirci il nostro destino? Cosa c’è oltre l’odio?
Cosa c’è fuori dalla prigione? La verità è che non accetto di perdere, di morire nella casa in mezzo al bosco e mi fa male pensare che altri credano di essere costretti a restarci, per questo nasce “Belly Button”.

Progetto scenografico e ruolo del pubblico

Durante lo spettacolo si sperimentano spazi virtuali e fisici. Prima dell’inizio di “Belly Button” il pubblico, inquadrando un codice QR con il cellulare, accederà al gruppo whatsapp Famiglia, una grande chat collettiva in cui potrà votare tramite sondaggi il corso della storia. Sulla scena, quasi spoglia, sovrasta un grande schermo su cui verrà proiettata in live la chat.

Lo spazio in cui si muovono i tre attori è una scatola della memoria, uno spazio del ricordo, un non- luogo onirico in cui far ballare tutto ciò che è accaduto o che avremmo voluto accadesse, tutto quello che ci siamo detti e soprattutto non detti. Le possibilità acchiappate o le mille negate, ricordi veri e falsi, realtà e immaginazione si mischiano, si contagiano, si confondono sempre più, così il confine tra ciò che è possibile e impossibile diventa sempre più sottile. Il passato torna per essere vissuto non passivamente, in questo spazio si presenta la possibilità di giocare con lui, di ripararlo, distorcerlo, ripeterlo all’infinito. Sulla scena oltre agli oggetti che appartengono ai ricordi scelti dal pubblico, rimarranno tutti quelli non scelti, simbolo delle possibilità mancate e delle identità perdute. Gli spettatori hanno un ruolo attivo all’interno dello spettacolo, saranno loro i responsabili delle scelte dei tre protagonisti e i sondaggi a cui risponderanno sulla chat Famiglia saranno a duplice scelta. Ad una spettatrice chiamata in casa-causa verrà affidato il ruolo di figlia, diventerà così il doppio della protagonista sotto gli occhi degli altri spettatori che assumeranno invece il ruolo di “paese”, “mondo”, autori e testimoni della storia familiare. Un’unica domanda aperta arriverà in chat e sarà quella finale dopo la quale ognuno potrà scrivere ciò che non ha mai avuto la possibilità o il coraggio di dire al proprio padre. Lo spettacolo cambierà forma ogni sera, in una dinamica di interazione ludica dove la domanda sarà una possibilità condivisa e avrà molteplici direzioni.

Tournée

17 gennaio 2026 - Rimini - Cast Oro Teatro

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